CULTURA DELLA SOSTENIBILITA'

DACCI OGGI...

Categoria // Nuove Frontiere, Economia

In risposta alla crisi, si riaccendono i forni comunitari. E tornano in auge vecchi mestieri. Un esempio di rinascita da Torino.

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Dal 30 giugno 2012 sarà ufficialmente accessibile ai torinesi il forno del Parco di Arte Vivente (PAV). Si tratta di uno dei pochi forni comunitari in Italia che per cui è previsto un funzionamento quasi quotidiano (per adesso, sarà sicuramente aperto nei weekend).

Sull'intera penisola, specialmente in Valle d'Aosta e in Piemonte, sono numerosi i forni comunitari che tuttavia, risalendo ai primi del Novecento e in alcuni casi anche alla fine dell'Ottocento, risultano inutilizzati o, quando adeguatamente restaurati, accessibili al pubblico solo in occasioni speciali, come feste religiose o di paese.

Il forno di Torino mira invece a divenire un punto di aggregazione per la periferia nord e, se sarà possibile, per tutto il resto della città, in modo da recuperare antichi saperi e sapori e far rivivere, almeno in parte, lo spirito comunitario d'un tempo.

Il forno del Pav non è frutto solo dell'operosità torinese, ma ha anche una marcata matrice tedesca dato che tutte le fasi di progettazione e costruzione sono state coordinate e seguite Axel Berberich, un quarantaduenne fabbricante di stufe trasferitosi da Monaco a Reggio Emilia ormai da molti anni.

La prima accensione del forno gli è costata ben 17 ore consecutive di cottura: non di pietanze, ma dei mattoni di terra cruda di cui è costituito, affinché il forno stesso si compattasse e fosse perfettamente funzionante il giorno dell'inaugurazione. «È stata dura...Per fortuna qualcuno si è alternato nel tenermi compagnia e di notte non ha diluviato come minacciava di fare», ha esclamato soddisfatto, in un italiano impeccabile Axel (che solo pochi giorni fa ha inaugurato un altro progetto simile a Reggio Emilia).

Sul modello emiliano Axel auspica che anche a Torino si formi un comitato o un gruppo informale di cittadini che spontaneamente si prenda cura del forno e ne regoli l'utilizzo. A Reggio infatti ognuno si porta gli ingredienti per fare il pane e in ciò è aiutato da chi è più esperto nell'affinare le tecniche di panificazione. Non è richiesto alcun contributo obbligatorio, ma finora ogni fruitore si è sentito in dovere di versare una quota monetaria o in approvvigionamento di legna da ardere per garantire la sopravvivenza del forno.

Per poter entrare in funzione occorre prima cuocere la terra cruda di cui sono costituti questi forni: «Per evitare sbalzi di temperatura, e conseguenti crepe, si devono raggiungere gradualmente i 700 gradi», ci spiega ancora Axel Berberic (sono le temperatura in cui i felspati della terra cruda si saldano completamente e la cupola diventa un pezzo unico).

Per raggiungere la temperatura desiderata sono state utilizzate cinque carriole di legna. A 500 gradi la cupola comincia a diventare rossa per poi acquistare un definitivo colorato arancione. A un certo punto cominciata a fuoriuscire dall'alto l'acqua compressa nei mattoni e anche nella fase di raffreddamento si deve far scendere le temperatura in modo graduale. Per le attività di panificazione, invece, il forno dovrà raggiungere i 300 gradi (cioè appena la cupola diventa bianca,bisogna stare molto attenti a rispettare le temperature di cottura o si rischia di danneggiare gravemente le strutture del forno addirittura sciogliendo la cupole, specialmente nel caso di quelle in ceramica.

Una pratica antica, insomma, ma che in un momento di crisi economica e soprattutto sociale serve a ridare simbolicamente valore ai gesti della quotidianità che hanno sempre consentito alla comunità umana di sopravvivere e andare avanti.

www.parcoartevivente.it
www.stufe-darte.it
Lunedì, 25 Giugno 2012

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