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BASTA IL PENSIERO
Uno degli aspetti migliori di questo periodo di crisi è il recupero di moltissime abitudini sane e perdute. Leggere qualunque tipo di giornale in questi giorni significa imbattersi in intere pagine e servizi in cui si elencano le varietà più disparate di regali da 1 fino a 5, 10, 15 Euro. E bisogna dire che tutto sommato si tratta sempre di regali sensati, interessanti, originali, spesso anche utili e divertenti. Una vera e propria miniera. C'è da domandarsi dove sono state tutte queste belle idee negli anni passati, quando sotto l'albero si suggeriva di mettere oggetti sempre molto più cari e molto meno particolari. Come a sottolineare che la banalità è sempre figlia del benessere, e al contrario l'ingegno è figlio delle difficoltà.

E' proprio così. Viene subito alla mente un parallelismo perfetto: se si vuole risparmiare in cucina, bisogna cucinare. Significa che se si vuole spendere poco in ingredienti a basso costo anche se di qualità (mi viene da pensare subito ai tagli di carne meno pregiati, che i veri bongustai preferiscono), bisogna avere il tempo di seguire ricette e cotture lunghe e pazienti. Si sostituisce il tempo al denaro.

Ne nasce una equazione inversa di universale applicazione: una scarsità di mezzi viene perfettamente supplita da una abbondanza di intelligenza e di tempo. Aggiungerei di amore.
Le nostre nonne compravano lana di alta qualità e ci facevano affettuosi maglioni spendendo numerosissime serate sul divano a sferruzzare per noi. Come loro oggi, possiamo permetterci di non dimenticare nessuno nei nostri doni senza finire sul lastrico, dedicando però tempo, tanto tempo e affetto nella ricerca dei doni.

Ne nascono regali che nella maggior parte dei casi piacerebbe anche a noi ricevere tanto sono pensati e personalizzati, e nulla conta il valore effettivo dell'acquisto.

Questa è la cosa bella che sta accadendo, e che assimila questo periodo storico ad un vero e proprio dopo guerra (o durante-guerra che forse è meglio): il recupero di abilità e attitudini perdute e che non ci conoscevamo e la capacità di godere e di provare gioia nel dare e nel ricevere cose apparentemente da poco.

Non è una piccola cosa: è il ripristino di un meccanismo sano di convivenza, poggiato più su segnali di disponibilità umana concreta che di potenza economica ostentata.

E' il trionfo del pensiero semplice, che poi, esteso ad altre funzioni più nobili della attività umana, produce il pensiero sano, libero dagli orpelli della vanità e del potere.

E' anche la dimostrazione di come e quanto saper dare sia l'azione più complessa che un essere umano è chiamato a compiere nel corso della sua vita. Per dirla con André Gide, grande scrittore francese peraltro ateo: "tutto quello che non siamo capaci di dare alla fine ci possiede".
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Dalla chiocciola al green building


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