UN'ALTRA VITA
Quando muore un poeta il vuoto è subito riempito dai suoi versi, come se si sentisse il bisogno di riacciuffarne la vita attraverso i versi che ci ha lasciato. Un vuoto che si riempie di poesia è il modo più bello per ricordare Andrea Zanzotto.

ORMAI
Ormai la primula e il calore
ai piedi e il verde acume del mondo
I tappeti scoperti
le logge vibrate dal vento ed il sole
tranquillo baco di spinosi boschi;
il mio male lontano, la sete distinta
come un'altra vita nel petto
Qui non resta che cingersi intorno al paesaggio
qui volgere le spalle.(da: Dietro il paesaggio, 1951).
È con una poesia scritta tanto tempo fa nella raccolta Dietro il paesaggio che vogliamo ricordare Andrea Zanzotto.
Nel 2009 il poeta chiamerà invece Dentro il paesaggio una sezione del libro In questo progresso scorsoio. Conversazione con Mario Breda, in cui, sotto forma di intervista, dialoga con il giornalista coneglianese sui temi della globalizzazione e del mutare della relazione tra uomo e natura in un «tempo che strapiomba». In mezzo, una vita piena: dalla Resistenza alla collaborazione con Federico Fellini, fino ai novant'anni appena compiuti.
Andrea Zanzotto era nato infatti il 10 ottobre 1921 a Pieve di Soligo dove risiedeva. Nel 1940 aveva iniziato a insegnare alla scuola di Valdobbiadene e nel 1942 si laureò con una tesi su Grazia Deledda. Alla fine della seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza tra le file del movimento Giustizia e Libertà.
La prima raccolta di poesie pubblicata nel 1951 è proprio Dietro il paesaggio. Nel 1959, l'anno in cui vince il Cino Del Duca, sposa Marisa Michieli, compagna di tutta la vita.
Nel 1976 il poeta iniziò a collaborare con Federico Fellini per il film Casanova e nello stesso anno viene pubblicata Filò che contiene la lettera che Zanzotto scrive al regista. Nel 1980 la collaborazione continua con stralci di sceneggiatura e dialoghi del film La città delle donne.
Nel 1983 è la volta dei cori per il film E la nave va. Nello stesso anno pubblica Il Galateo in Bosco nella collana Lo Specchio, che racchiude quasi tutta la sua opera fino a quel momento. È l'inizio di una trilogia che riceverà il Premio Viareggio nel 1979.
Nel 1999 esce Le poesie e prose scelte nella collana Meridiano Mondadori. Nel 2005 vede le stampe Colloqui con Nino nel quale Zanzotto, con l'aiuto della moglie Marisa, mette insieme una raccolta di lucide osservazioni antropologiche, alla ricerca di sentimenti e valori in una sorta di vaiggio-rivisitazione del passato.
Ha già ottantasette anni quando pubblica il già citato In questo progresso scorsoio. Conversazione con Mario Breda, mentre in occasione del suo ottantottesimo compleanno, il poeta pubblica Conglomerati, la nuova raccolta poetica di scritti composti tra 2000 e 2009, edita ancora una volta nella collana Lo Specchio Mondadori in cui ribadisce i temi che gli erano cari: l'esperienza partigiana, l'attaccamento al territorio, la congiuntura sociale, l'ambiente e il paesaggio.
Zanzotto era stato più volte sostenuto per il Nobel della letteratura e in occasione dei suoi novant'anni erano stati raccolti inediti, documenti e fotografie che da oggi sono ancora più preziosi. Chiudiamo come abbiamo cominciato, con la sua voce aspra, innovativa e dolcissima. Piena della passione con cui afferrava, e ritrasmetteva, la nostalgia dei luoghi, il rimpianto incolmabile per quanto andato perduto.
POSTREMI LUOGHI DEL "GALATEO IN BOSCO"
Quanta altezza ha raggiunto il silenzio
come per torridi fiati posati lungo ere
sui vaneggiamenti semivisibili di dossi e brughiere
in cui vaneggiai le storie infinite dei sangui
che di là stillarono fino ai rivi
più infimi delle mie menti dolenti
in un qui, futile-orrido qui
Quanto colmo è stato quell'indietreggiare nell'eterno
dopo vacue vittorie/sconfitte
quanto il deprivarsi l'addensarsi
d'una sorda sostanza tra crude fitte
nei qua-o-là percepiti da un'alba
chimicamente incerta, forse fatta di soda da lisciva,
sciva diluente
eppure abbagliante per un suo proprio fuori-occhio-lente
Silenzio a strati e strami
sul bosco lontano, ahi lontano in ogni direzione
via via vaporato da particolarità
uniche di abbandoni, di persistenze, umili -
non quiete, non-stasi, non-necessità, non nimbo
trash di presenza e d'immanenza
Non emanar più silenzio a tratti a scatti acceso
acceso malvolentieri al sublime
talvolta nauseasimile per colaticci di rime
non emanare, voce, non intimare sparendo
non dislocarti entro un proibito essere non proibirmi di essere
BOSCO MONTELLO FICTIO
mentre si mutano segnaletiche
ed etiche di operazioni e disperazioni
ormai fuori portata di furti umani
succhiate in altre risacche, in altri cloni.
Molte liriche di Andrea Zanzotto usciranno in questi giorni, vi invitiamo a farne tesoro e ad approfondire la sua opera, magari con un percorso di ricerca più personale. Anche questo sarà un contributo alla difesa dell'ambiente e al cambiamento dei parametri con i quali troppo spesso misuriamo la natura e il paesaggio. La poesia ne è la vera misura.
Nella foto il poeta fotografato da Danilo de Marco (www.danilodemarco.it)





