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OSSIDO DI GRAFENE PER NUOVE TECNOLOGIE DI SALVATAGGIO DATI “SUPERSICURE”

Categoria // ICT e Tecnologie Digitali, Grafene

La scoperta dei ricercatori della Swinburne University of Technology consentirà di realizzare dischi in grado di restituire le informazioni archiviate anche in seguito a danneggiamento. Grazie a un ologramma.

Hard disk rotto e dati dispersi addio. Grazie all'ossido di grafene, gli scienziati della Swinburne University of Technology (Australia) hanno intenzione di realizzare una nuova tecnologia di stoccaggio delle informazioni digitali super sicura.

Nella loro ultima ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Nature (clicca qui, per leggerla), infatti, i ricercatori - guidati dal Professor Min Gu - hanno dimostrato il potenziale espresso in tal senso da un composito polimerico a base di ossido di grafene, in grado di "memorizzare" informazioni sottoforma di ologrammi.

«Convenzionalmente - spiega Min Gu - l'informazione viene registrata come dato binario su un disco. Quando il disco si rompe, le informazioni non possono essere recuperate e questo rappresenta un importante costo nei grandi data center che devono avere più duplicati "fisici" per evitare la perdita dei dati. Il nuovo nano-materiale permette, invece, lo sviluppo di super dischi in grado di far recuperare le informazioni anche da pezzi rotti». Ogni parte dell'ologramma, infatti, è in grado di contenere l'informazione intera: spezzandolo, si otterranno due frammenti in grado di riprodurre "l'oggetto" di partenza.

L'ossido di grafene - oltre ad avere caratteristiche simili al grafene (noto per la sua resistenza, leggerezza, flessibilità, trasparenza e conducibilità di calore ed elettricità) - ha anche una proprietà in più: la fluorescenza. Il materiale è quindi in grado di emettere nuovamente le radiazioni elettromagnetiche ricevute. Questa peculiarità, insieme all'elevatissimo indice di rifrazione che caratterizza il composito, rende l'ossido di grafene molto interessante come substrato per registrazioni ottiche multimodali. (I ricercatori hanno osservato che, bersagliando il materiale con un laser a impulsi ultra-brevi, si induceva un aumento dell'indice di rifrazione dalle 10 alle 100 volte).

Per dimostrare la fattibilità del meccanismo, il team di ricerca ha codificato l'immagine di un canguro in un ologramma generato dal computer. L'ologramma è stato poi "tradotto" sul polimero di ossido di grafene. Le figure così memorizzate non sono visibili con un normale microscopio ma possono essere recuperate (decodificate) attraverso diffrazione.

Questa scoperta, conclude il Professor Gu, non solo consentirebbe di aumentare il livello di sicurezza dello stoccaggio, ma anche di ridurre i costi di funzionamento dei grandi data center.
La Redazione

Pubblicato:

Martedì, 15 Ottobre 2013

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