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“PER IL CLIMA”: L’ETICHETTA DI LEGAMBIENTE CHE COMUNICA LA CARBON FOOTPRINT DELLE AZIENDE

Categoria // Green Practice

Andrea Poggio, vicedirettore generale di Legambiente, ci parla di "PER IL CLIMA", la prima etichetta in Italia che riporta la quantità di gas a effetto serra generata da un prodotto o da un servizio fornito da un'impresa, durante una o più fasi del suo ciclo di vita.

Etichetta
Etichetta "PER IL CLIMA" di Legambiente
Quanta anidride carbonica viene generata da un prodotto o da un servizio offerto da un'azienda durante il suo ciclo di vita? Legambiente lavora con le imprese per calcolare questa stima e comunicarla al largo pubblico. Così nasce l'etichetta PER IL CLIMA, con l'obiettivo di spingere i consumatori verso acquisti sempre più consapevoli e le imprese sulla strada della sostenibilità. Ne parliamo con Andrea Poggio, vicedirettore generale dell'associazione ambientalista.

Come nasce l'etichetta di Legambiente PER IL CLIMA?

L'etichetta è nata circa 3 anni fa per dare affidabilità e sostanza alle "dichiarazioni verdi" presenti in maniera massiccia nelle pubblicità che sponsorizzavano prodotti di largo consumo. Così, grazie alla nostra partnership con un istituto di ricerche privato - Ricerche Ambiente Italia - abbiamo deciso di effettuare il calcolo delle ricadute ambientali dei prodotti o dei servizi offerti dalle aziende, misurando la CO2 emessa durante una o più fasi del loro ciclo di vita. Per eseguire questa operazione utilizziamo criteri definiti da uno standard tecnico riconosciuto a livello internazionale. La quantità stimata viene poi espressa sull'etichetta e comunicata. In seguito, per rendere più comprensibile questo iter al consumatore, abbiamo creato un sito (www.viviconstile.org) in cui spieghiamo come è stato realizzato il calcolo per ciascuna realtà esaminata. Le aziende realmente attente all'ambiente possono così dimostrare in modo chiaro, con il supporto di Legambiente, i passi avanti effettuati nel campo della sostenibilità.

Quante aziende hanno già aderito all'iniziativa?

Per il momento sono otto le imprese che volontariamente si sono impegnate in questo percorso (clicca qui per conoscerne i nomi): andiamo dalla piccola azienda agricola che ha voluto calcolare l'impatto ambientale di due menù offerti ai suoi ospiti, fino alla grande realtà che ci ha sottoposto prodotti di largo utilizzo come le stampanti. È un iter che richiede molto impegno, non solo all'inizio, quando l'azienda si "apre" ai nostri controlli ma anche successivamente. È importante precisare, infatti, che il valore calcolato dagli esperti deve essere aggiornato tutti gli anni. Si tratta di un importante sforzo di responsabilità che l'azienda fa spontaneamente nei confronti del consumatore e dell'ambiente. Certo, oggi siamo solo all'inizio ma la nostra ambizione è che presto su ogni articolo venga riportata la sua impronta in relazione alla CO2: i criteri di scelta in questo modo non saranno più solo la qualità e la convenienza ma anche l'impatto ambientale dei beni che acquistiamo.

Quanto costa all'azienda effettuare il percorso di verifica?

Il costo è inferiore a quello di una campagna commerciale. Per i prodotti più semplici, pensiamo per esempio a una passata di pomodoro, la diagnostica rientra nell'ordine di poche migliaia di euro. Un investimento a portata del produttore. Il passo successivo è quello di studiare insieme all'azienda la modalità di comunicazione dei dati ottenuti. Il costo complessivo, in ogni caso, rappresenta una frazione dell'investimento che generalmente una azienda medio-grande prevede per la comunicazione. Le piccole realtà che non hanno questo budget a disposizione invece, come per esempio un piccolo agriturismo, si limitano a presentare l'etichetta sul prodotto o sul servizio, come atto di responsabilità verso il consumatore.

Come fa il consumatore a interpretare il valore espresso sulla etichetta? Un dato è significativo se si sa confrontarlo con dei valori di riferimento, negativi o positivi che siano. In altre parole, ci sono termini di paragone?

Purtroppo no. Questo è il limite di qualsiasi valutazione di prodotto fino a quando non diventa di larga diffusione; soprattutto in contesti in cui non c'è una normativa chiara di riferimento. Siamo ancora agli albori, siamo pionieri in questo campo. Diciamo che per il momento occorre che il consumatore abbia fiducia nelle aziende che si imbarcano in percorsi di questo tipo perché oltre a dichiarare il loro impegno in termini di sostenibilità, chiamano Legambiente e i suoi esperti a verificare con un metodo preciso riconosciuto a livello internazionale l'impatto ambientale dei loro processi.

Megliopossibile nelle prossime settimane si impegna a raccontare le storie delle realtà virtuose che hanno ottenuto l'etichetta di Legambiente PER IL CLIMA.
Sara Occhipinti

Pubblicato:

Martedì, 05 Febbraio 2013

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