SOSTENIBILITA' SOCIALE

LA LIBERTA' È PARTECIPAZIONE

Categoria // Tendenza, Società

Tutti o quasi conoscono il verso di Giorgio Gaber. Sempre più spesso, nei progetti volti al recupero sociale di un’area o un territorio, il problema è la convivenza civile. Con un orecchio al Signor G, là dove questa potrebbe essere un problema l’unica risposta costruttiva potrebbe proprio essere la partecipazione sociale attiva.

LA LIBERTA' È PARTECIPAZIONE
Assemblea Macao

Nei contesti dove la convivenza civile potrebbe porre problemi, dovrebbe essere automaticamente attivata la “partecipazione sociale attiva”: non è un gioco di parole, ma il primo passo verso l’armonia sociale. Purtroppo troppe volte non si dà il giusto peso a questo aspetto, senza rendersi conto di quanto invece questa azione sia importante  sia durante la fase preliminare sia in quella decisionale di un progetto, per garantirne lo sviluppo sostenibile locale.

Vivere in contesti dove culture e persone diverse intrecciano la propria vita non è sicuramente facile, ma ciò non significa che sia impossibile! La possibilità di con-vivere con persone che pensano e agiscono in modo diverso dal nostro e tra loro deve essere affrontata come una lezione da imparare. Richiede apprendimento e pratica: saper ascoltare e dare la parola, saper perdonare e rispettare gli altri accettandone le diversità, rispettare se stessi e l’ambiente esterno, tollerare i punti di vista altrui o condividere le mete comuni. Sono passi importantissimi e indispensabili per avviare un processo di educazione alla vita civica in una società democratica.

Ma cosa vuol dire «partecipare»?

Tecnicamente significa prendere parte a qualcosa e avere motivazioni a essere presenti a un avvenimento, dividendo con altri una certa condizione dove dare e ricevere sono sullo stesso piano, avendo la medesima importanza e in cui l’idea di scambio non riguardi necessariamente oggetti materiali. Gli obiettivi sono quello di “far parte, dare notizia e comunicare qualcosa” e di imparare a partecipare, partecipando a nostra volta.

Il problema principale è proprio questo: iniziare a partecipare. È il passaggio fondamentale, il più complicato e delicato in quanto bisogna saper toccare temi sensibili e fare in modo che le persone si sentano coinvolte da subito e abbiano voglia di attivarsi, abbattendo così questo primo muro. Il discorso non cambia quando si parla di partecipazione all’interno di una comunità. In questo caso, il passo più importante da effettuare affinché la comunità risponda attivamente è quello di precisare subito gli obiettivi principali.

Ovviamente, non tutte le parti sociali saranno subito disponibili a collaborare e a farne parte, ma la cosa importante è quella di tenere sempre aggiornati tutti i potenziali partecipanti, cercando di coinvolgerli nel tempo durante la fase di sviluppo. In questo modo la partecipazione stessa diventa l’obiettivo primario da perseguire attraverso azioni dirette verso e con la comunità.

Quali sono allora i vantaggi che porta un alto grado di partecipazione all’interno della comunità?
Oltre a una soddisfazione personale, la partecipazione attiva ha ripercussioni soprattutto sociale e collettive: rappresenta una delle condizioni fondamentali per realizzare un vero sviluppo sostenibile locale, oltre a permettere di avere un alto numero di idee e progetti condivisibili e stimolando quindi il confronto, l’approfondimento e la negoziazione rispettando il valore delle differenze. Inoltre le scelte condivise sono maggiormente accettate col passare del tempo e portano risultati più efficaci e gratificanti per tutti.

Quali sono invece i problemi?
La scarsità di presenza popolare è simbolo di una società sfiduciata che tende a preferire la delega a qualcun altro riguardo le proprie scelte senza impegnarsi in prima persona. La gente oggi non partecipa perché poco motivata, o perché la partecipazione stessa si rivela disincentivante in quanto distante dai reali bisogni. Il problema sta anche nel fatto che gran parte degli individui preferisce svolgere mansioni che conducono al successo immediato col minimo sforzo, anziché impegnarsi in attività meno remunerative, ma più ricche a livello umano e per la collettività.

Il problema della partecipazione è soprattutto nazionale e implica un’azione culturale finalizzata alla formazione di una nuova e più consapevole coscienza individuale e collettiva, tra cittadino e amministrazione pubblica e ancora tra pubblico e privato.
Per questo motivo recentemente si sono fatti sempre più concreti i progetti di democrazia partecipativa volti a colmare il distacco tra politica società e burocrazia piramidali.

La partecipazione deve essere coinvolgente e toccare temi di interesse comune
dove il soddisfacimento di un bisogno è considerato di primaria importanza dalla stessa gente coinvolta. Inoltre bisogna rafforzare la partecipazione dei soggetti già coinvolti per evitare che si distacchino dall’attività, affidando loro incarichi e incoraggiando i nuovi individui all’unione del collettivo, esaltando i valori presenti all’interno del gruppo come la creatività, la gioia di partecipare, il rispetto per sé, per gli altri e per l’ambiente circostante.

Ri-animare e ri-valutare il senso di appartenenza offre la possibilità di porre le basi per lo sviluppo di un processo partecipativo da parte della popolazione che può essere facilitato grazie all’intervento e l’impegno di enti locali e altre organizzazioni (associazioni, fondazioni, cooperative, etc.)
Una volta trovata la chiave giusta di attivazione, è quindi necessario pianificare una vera e propria strategia di partecipazione, creando le occasioni che consentono agli attori di partecipare coerentemente con le loro caratteristiche e cercando di sensibilizzare gli attori nei confronti degli obiettivi del progetto.

Per prima cosa serve conoscenza e capacità strategica
da applicare sia a livello teorico che pratico, oltre ad analizzare casi consolidati da usare come ispirazione e motivazione per avviare il progetto. Successivamente bisogna identificare le diverse categorie di utenza e individualizzare quella sulla quale si vuole investire, studiando attentamente le interazioni tra gli attori principali e gli altri coinvolti nel progetto. In conclusione, si dovrà monitorare e verificare il lavoro svolto, assicurandosi che i risultati siano il più simile possibile a quelli attesi e intervenire laddove necessario per migliorare il progetto.

Questo è un metodo innovativo e di sviluppo che prevede la partecipazione di soggetti pubblici e privati e il cui successo è condizionato soprattutto da una buona comunicazione. La cosa molto importante è comunque partire dal basso, sia per quanto riguarda la partecipazione dei soggetti, sia per le idee progettuali: il piano strategico deve risultare uno strumento di programmazione efficace in grado di definire le azioni da portare a termine. In caso contrario rischia di limitarsi a un’attività generica ed episodica che non fa presa sugli attori ed è priva quel grado di responsabilizzazione e autogoverno che sono invece l’obiettivo del piano.

 

Nella foto, un momento dell'assemblea indetta a Milano dopo lo sgombero dell'occupazione della Torre Galfa da parte del gruppo Macao.
Nicola D'Angelo
Mercoledì, 16 Maggio 2012

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