ESAGERARE. AFFERMARE. RIPETERE.
Gustave Le Bon (1841-1931), etnologo e psicologo francese fra i fondatori della Psicologia sociale, fu il primo a studiare scientificamente il comportamento delle folle, cercando di identificarne i caratteri peculiari e proponendo tecniche adatte a orientarle sintetizzate nel suo celebre motto. La moderna pubblicità ha fatto il resto, ma come cambia l'utente nell'era di internet.

Secondo IAB Italia, l'associazione internazionale dedicata all'advertising interattivo (leggi pubblicità sui nuovi media online) l'utente internet italiano è cambiato e si registra una convergenza nuova tra video, web e mobile.
Nel 2011 in Italia sono stati investiti 48 milioni di euro in video online, cifra che rappresenta il 10,5 % del totale display, pari a 455,6 milioni. Per il 2012 si prevede che gli investimenti in online video advertising raggiungano gli 89 milioni, con un incremento stimato del +85% 2012 vs 2011. Il 57% degli italiani usa internet e trascorre online oltre 13 ore ogni settimana, il 60% degli internauti guarda la tv sul web, il 57% naviga mentre guarda la tv tradizionale, l'82% ha un dispositivo mobile connesso e il 42% fa shopping online. Il 41% degli utenti internet del nostro Paese accede al web utilizzando più di un dispositivo, a fronte di una media europea pari al 37%,
A oggi il 2,5% degli investimenti pubblicitari si sta spostando dalla tv al video online che offre la possibilità di pianificare seguendo logiche comuni a quello che è il media da sempre prediletto dagli italiani. Inoltre il video online offre ai creativi l'opportunità di realizzare campagne che viaggiano in rete al di là dello spazio-tempo e alle aziende il vantaggio di diventare fornitori di contenuti, di raccontare storie che gli utenti si passano uno con l'altro, manipolano e modificano per creare nuovi spunti.
Internet cambia dunque i modelli di fruizione di contenuti e informazione e sta diventando il canale preferenziale per la fruizione dei media tradizionali. Sempre più, anche in Italia, gli utenti scelgono infatti di guardare la tv, ascoltare la radio e leggere le notizie sul web.
Il 94%, degli internauti italiani legge le notizie online, dato che segna un aumento del 37% su base mensile dal 2010; il 60% degli internauti italiani guarda la tv online, dato che evidenzia una crescita dal 2010 a oggi pari al 19% su base mensile; in aumento anche il numero degli ascoltatori della radio online, che rappresentano oggi il 63% con un incremento del 33% su base mensile dal 2010.
I dati della Nielsen (leader mondiale nelle informazioni di marketing e nella rilevazione di dati sui consumi e sull'utilizzo dei media) segnalano per altro la crisi degli investimenti tradizionali (da gennaio a marzo 2001 la raccolta su tv generaliste e quotidiani è calata dell'8,3%): le uniche due voci in crescita sono quelle relative a Internet (+8,5%) e Out of home tv (+11,6%). Sapete di cosa si tratta? Sono le Tv che ti inseguono sui bus, nelle stazioni, nella metropolitana.
A questi dati corrisponde la lentezza della rete italiana rispetto al resto dei Paesi europei (la famosa banda larga dovrebbe arrivare nel 2013).
Nel frattempo quanto a esagerare, affermare, ripetere la nostra informazione è un mitragliatore. Fino a che delegheremo agli inserzionisti, agli sponsor e agli uffici stampa il compito di selezionare notizie e prodotti culturali pur di non mettere mano al nostro portafogli (gli anglosassoni, per fare un esempio, pagano per essere informati online) assomiglieremo sempre di più a una folla sedata e sopita anche davanti ad accostamenti da brivido.
Quante volte una garrula pubblicità si è aperta all'interno della cronaca di una tragedia? Un esempio per tutti: nei giorni della strage di Brindisi una nota ditta di mobili faceva scorrere una scritta che recitava "Il sogno degli italiani?" subito sopra al titolo "Una strage di ragazze". In alternativa meno drammatica possiamo guardare i cartelloni al posto delle facciate di palazzi e chiese in eterno restauro (le affissioni rendono e i cantieri allungano i tempi). La pubblicità sarà anche l'anima del commercio, ma forse è meglio riprendersela, l'anima.
Nel 2011 in Italia sono stati investiti 48 milioni di euro in video online, cifra che rappresenta il 10,5 % del totale display, pari a 455,6 milioni. Per il 2012 si prevede che gli investimenti in online video advertising raggiungano gli 89 milioni, con un incremento stimato del +85% 2012 vs 2011. Il 57% degli italiani usa internet e trascorre online oltre 13 ore ogni settimana, il 60% degli internauti guarda la tv sul web, il 57% naviga mentre guarda la tv tradizionale, l'82% ha un dispositivo mobile connesso e il 42% fa shopping online. Il 41% degli utenti internet del nostro Paese accede al web utilizzando più di un dispositivo, a fronte di una media europea pari al 37%,
A oggi il 2,5% degli investimenti pubblicitari si sta spostando dalla tv al video online che offre la possibilità di pianificare seguendo logiche comuni a quello che è il media da sempre prediletto dagli italiani. Inoltre il video online offre ai creativi l'opportunità di realizzare campagne che viaggiano in rete al di là dello spazio-tempo e alle aziende il vantaggio di diventare fornitori di contenuti, di raccontare storie che gli utenti si passano uno con l'altro, manipolano e modificano per creare nuovi spunti.
Internet cambia dunque i modelli di fruizione di contenuti e informazione e sta diventando il canale preferenziale per la fruizione dei media tradizionali. Sempre più, anche in Italia, gli utenti scelgono infatti di guardare la tv, ascoltare la radio e leggere le notizie sul web.
Il 94%, degli internauti italiani legge le notizie online, dato che segna un aumento del 37% su base mensile dal 2010; il 60% degli internauti italiani guarda la tv online, dato che evidenzia una crescita dal 2010 a oggi pari al 19% su base mensile; in aumento anche il numero degli ascoltatori della radio online, che rappresentano oggi il 63% con un incremento del 33% su base mensile dal 2010.
I dati della Nielsen (leader mondiale nelle informazioni di marketing e nella rilevazione di dati sui consumi e sull'utilizzo dei media) segnalano per altro la crisi degli investimenti tradizionali (da gennaio a marzo 2001 la raccolta su tv generaliste e quotidiani è calata dell'8,3%): le uniche due voci in crescita sono quelle relative a Internet (+8,5%) e Out of home tv (+11,6%). Sapete di cosa si tratta? Sono le Tv che ti inseguono sui bus, nelle stazioni, nella metropolitana.
A questi dati corrisponde la lentezza della rete italiana rispetto al resto dei Paesi europei (la famosa banda larga dovrebbe arrivare nel 2013).
Nel frattempo quanto a esagerare, affermare, ripetere la nostra informazione è un mitragliatore. Fino a che delegheremo agli inserzionisti, agli sponsor e agli uffici stampa il compito di selezionare notizie e prodotti culturali pur di non mettere mano al nostro portafogli (gli anglosassoni, per fare un esempio, pagano per essere informati online) assomiglieremo sempre di più a una folla sedata e sopita anche davanti ad accostamenti da brivido.
Quante volte una garrula pubblicità si è aperta all'interno della cronaca di una tragedia? Un esempio per tutti: nei giorni della strage di Brindisi una nota ditta di mobili faceva scorrere una scritta che recitava "Il sogno degli italiani?" subito sopra al titolo "Una strage di ragazze". In alternativa meno drammatica possiamo guardare i cartelloni al posto delle facciate di palazzi e chiese in eterno restauro (le affissioni rendono e i cantieri allungano i tempi). La pubblicità sarà anche l'anima del commercio, ma forse è meglio riprendersela, l'anima.
Antonella Cicalò





