ECOSISTEMA

L'ISOLA DEL TESORO

Categoria // Ricerca & Risorse, Scienze

È l'habitat di un pesce carpione unico al mondo, oltre a insetti rari e specie vegetali che sembrano venire dalla tundra. L'isola del tesoro è Posta Fibreno. L'Ultima Tule? No,la Ciociaria.

Tra i meriti della stampa c'è, anche se non sufficientemente riconosciuto, anche quello di trattare non i soliti clamori della cronaca ma, al contrario, i casi dimenticati. In questo caso un articolo ci ricorda Tule (Thule in greco), l'isola leggendaria citata per la prima volta dall'esploratore greco Pitea verso il 330 a.C. Nei suoi resoconti (oggi considerati attendibili) si parla di essa come di una terra di fuoco e ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai, a circa sei giorni di navigazione dall'attuale Regno Unito.

Il ricordo della lontana Thule ha generato il mito medioevale dell'Ultima Thule, come ultima terra conoscibile per cui, nel corso dei secoli, il significato si estende fino a indicare con questo nome tutte le terre «aldilà del mondo conosciuto».

Oggi l'articolo in questione ci fa scoprire un'antichissima zolla vagante esposta ai venti. Si tratta dell'isola galleggiante del lago di Posta Fibreno, in provincia di Frosinone, che già Plinio il Vecchio descrisse nella sua Naturalis Historia, stupito già allora da un ecosistema conservato come un relitto dell'era glaciale con una vegetazione boreale.

Là vive forse il pioppo più antico della Terra, mentre nel lago nuota un pesce unico al mondo - il carpione del Fibreno - che si riproduce misteriosamente nella profondità della caverne carsiche. Sulle sponde vola una curiosità scientifica unica nel suo genere in materia di insetti, l'esemplare maschio dell'apatania volscorum, un tricottero presente nel mondo solo come femmina, in grado di autoriprodursi.

Il lago delle meraviglie, protetto dall'Unione Europea, è per contro pressoché sconosciuto in Italia nonostante sia ad appena cento chilometri da Roma.

Questa oasi nel cuore della Ciociaria non è nuova a fenomeni poco noti come microterremoti che i sismografi non rilevano o l'apparizione nel lago di acque bianche dalle origini sconosciute.

Proprio grazie ai fondi europei e all'intelligente gestione della direzione Ambiente della Regione Lazio della dottoressa Nunzia Rossi, questo stupefacente ecosistema è studiato oggi da scienziati universitari come il botanico Francesco Spada, l'entomologo Valerio Sbordoni, e da studiosi dell'Istituto Superiore della Sanità come la dottoressa Laura Mancini.

Gli studi hanno fatto emergere anche che questa oasi, protetta da una riserva naturale regionale, è a rischio sia per l'incuria dell'uomo, sia perché l'ecosistema è aggredito da predatori come il cormorano (che si ciba del raro carpione) o da specie aliene come il gambero della Luisiana e la nutria.

L'uomo purtroppo è comunque la causa maggiore della contaminazione ambientale: nonostante siano da tempo disponibili i fondi, la rete fognaria del comune di Posta Fibreno non è stata ancora completata e così una parte degli scarichi fognari finisce nel lago provocando il pericoloso fenomeno di surriscaldamento più noto come eutrofizzazione che causa la scomparsa della vegetazione acquatica e la riduzione della popolazione ittica.

Il meraviglioso ecosistema del lago di Fibreno, che l'Europa conosce, studia e ci invidia, rischia di diventare così l'ennesima emergenza ambientale e – da risorsa per il turismo naturalistico intelligente come per esempio i Regi Lagni del casertano – rischia di trasformarsi nell'ennesimo sversamento doloso come in tanti bellissimi specchi d'acqua del Paese.

Per approfondimenti:
www.repubblica.it/ambiente/2011/12/30/news/allarme_lago_fibreno-27377144
Andrea Santillana
Martedì, 10 Gennaio 2012

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