SOSTENIBILITA' AMBIENTALE

STESSA SPIAGGIA? NO,UN PO' MEGLIO

Categoria // Ambiente, Scienze


L'Agenzia europea per l'ambiente rende note le pagelle su 22mila aree marine e lacustri. Il 92% è sufficiente, il 77% ottiene un punteggio alto. E in Italia stiamo meglio, con l'82%. Il prossimo passo? Salvaguardare i fiumi.

STESSA SPIAGGIA? NO,UN PO' MEGLIO
Il 92% delle spiagge europee viene promosso con la sufficienza all'esame di balneabilità e il 77% strappa un buon voto; poi c'è più di un 5% di non classificati e circa un 2% di bocciati. E' la pagella assegnata dall'Agenzia europea dell'ambiente alle 22mila aree marine e lacustri in cui tra poche settimane ci si comincerà a tuffare. Spiagge europee promosse, bene l'Italia
ma l'emergenza può arrivare dai fiumi

L'Italia occupa una discreta posizione in classifica con l'82,3% di spiagge ad alto punteggio, contro il 79,9 della Spagna, il 60,8% della Francia, e una media europea del 77,1%. Meglio di noi Cipro (99,1%), Malta e Croazia (97,7%), Grecia (94,1%), Romania e Germania (87,8%), Portogallo (84%). Tra i bocciati Olanda (47,4%), Bulgaria (49,5 %), Belgio (52,1%).

Nel complesso il trend dal 1990, quando si poteva fare il bagno solo in 8 spiagge su 10, è in netto miglioramento. Ma resta ancora del cammino da fare, come ricorda Jacqueline McGlade, la biologa che dirige l'European Environment Agency: "La nuova direttiva tutela ancora di più i nostri cittadini".
Infatti la direttiva europea obbliga i Paesi membri a far tornare in un "buono stato" fiumi, laghi e acque sotterranee entro la fine del 2015: se il rubinetto dell'inquinamento da terra non verrà sigillato le acque marine potranno forse evitare picchi di inquinamento da colibatteri e ottenere semaforo verde per i bagni, ma non sfuggiranno alla contaminazione da metalli pesanti, pcb, diossine, pesticidi.

Dal punto di vista della salute dei fiumi e dei laghi, l'Italia non è messa bene ed è ritardo nel corretto recepimento della direttiva quadro proprio sulla qualità delle acque interne.

Per migliorare la situazione occorre lanciare un'operazione di monitoraggio a tappeto, chiudere il ciclo idrico eliminando i buchi nella rete fognaria e di depurazione, recuperare un uso sostenibile del territorio, sostenere l'agricoltura e l'allevamento a basso impatto ambientale.

Senza azioni coerenti in questa direzione sarà difficile migliorare ulteriormente. E anzi la situazione potrebbe aggravarsi: le zone in cui i tuffi sono vietati tendono a concentrarsi attorno alle foci dei fiumi, indizio di una depurazione insufficiente degli insediamenti urbani e produttivi lungo i corsi d'acqua.
Andrea Santillana
Martedì, 03 Luglio 2012

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