PRENDERE SONNO? MEGLIO "RICEVERE"
Il sonno è un oggetto del desiderio particolarmente oscuro, perché dormire è qualcosa che facciamo senza sapere di farlo e dunque non trova collocazione nel nostro mondo cosciente. Ma è dentro di noi, come un bisogno e una predisposizione su cui però non abbiamo potere. Non possiamo prenderlo, ma solo riceverlo.

Con l'affermarsi della psicoanalisi e l'infittirsi della ricerca scientifica che investiga all'interno della nostra stessa mente, allo scopo di capirci e in qualche modo “risolverci”, ci siamo abituati a fare attenzione ai sogni. O meglio all'interpretazione di sogni, ma non è di questo che intendiamo parlare.
Abbiamo indagato per interpretarli, per scoprire come mai non ne abbiamo ricordo o se averne memoria sia un modo di ottenere senza sforzo verità altrimenti nascoste per sempre in noi stessi.
La culla del sogno è il sonno, inclinazione naturale e primordiale al riposo e una delle pochissime attività inconsapevoli del corpo come il respiro o il battito cardiaco.
Poiché dormire è qualcosa che facciamo quando non siamo coscienti, ovvero proprio mentre il potere decisionale è fuori dal nostro campo d'azione, non possiamo spiegare cosa stiamo facendo mentre dormiamo senza svegliarci, e senza spezzare l'incantesimo.
Nel sonno siamo in un unico luogo eppure simultaneamente siamo in posti diversi, senza che il sé possa rendere conto di ciò che accade, messo al tappeto e costretto a non vedere e non sentire, espropriato della sua autorità sul corpo dal mio essere che dorme.
Da questo punto di vista, anziché rielaborare ciò che abbiamo vissuto coscientemente, il sonno rappresenta una fuga e un modo per smaltire il peso della vita quotidiana.
Il sonno è un bisogno che possiamo soddisfare solo come esperienza attesa, perché non abbiamo modo di possederlo: noi non ci siamo, quando il sonno ci prende.
Non diventiamo mai abbastanza adulti per il sonno, perché è come se il bisogno di assentarci da noi stessi perdurasse costantemente, in un modo che nessuno può esprimere e tutti vivono a modo loro.
Possiamo definire cosa è il sonno come fenomeno fisiologico, ma certo non potremo mai raccontare a nessuno ciò che abbiamo "fatto" dormendo, se con il banale comunicare che abbiamo dormito bene o male.
Se spostiamo la nostra attenzione su quello che possiamo in qualche modo riconoscere del sonno (un sogno o un incubo, l'interpretazione dei sogni è labile) nulla possiamo spiegare del tempo durante il quale questi eventi onirici sono avvenuti.
Dormire è un'attività intima e profonda che possiamo conoscere solo attraverso l’osservazione degli altri; se pensassimo al sonno come esperienza questo potrebbe addirittura cambiare il nostro modo di concepirne l'idea stessa: essa verrebbe considerata qualcosa con cui si può fare conoscenza solo “dipendendo” dagli altri.
Il sonno è un desiderio ai primi posti della nostra vita. Lo sanno bene i milioni di insonni (e il fenomeno è in crescita). Possiamo creare le condizioni adeguate per consentire/ consentirci il sonno, facendo buio e silenzio, ascoltando musiche rilassanti o leggendo favole ai bambini, ma nessuno può dare il sonno a qualcun altro, né prenderlo per se stesso.
Desiderare di dormire significa volere qualcosa che se nessuno può darci, chiunque può impedirci: prendere sonno non possiamo, il sonno possiamo solo riceverlo o far valere il nostro diritto al riposo, ricordando che la privazione di sonno - agli estremi - è letale.
Da questo punto di vista, il sonno potrebbe essere il nostro paradigma del desiderio che assume tanto più valore quanto più ne è stata assaporata l'attesa, piuttosto che il godimento concreto. Che ci sfuggirà sempre e che forse è impossibile descrivere obiettivamente e forse è poco sensato raccontare.





