DISCIPLINA NECESSARIA

IL MESTIERE DELLE ARMI

Categoria // Tendenza, Società

Sei Paesi (Cina, Germania, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti) detengono da soli il 74% della produzione di un settore che fa 1500 morti al giorno e un morto al minuto per le ferite riportate (fonte: Amnesty International).

IL MESTIERE DELLE ARMI
Foglio 1030, Codice Arundel, British Library di Londra
In Italia il mercato delle armi italiano ha mosso nel 2011 oltre 4 miliardi di euro su una stima globale di 60, neanche poco!

Ci avete fatto caso? Si fa un gran parlare di diritti umani e di Stati che non li rispettano, ma quando si tratta di spartirsi il mercato più inumano che ci sia campioni di buone intenzioni e Stati dalle abitudini oscure si spartiscono la stessa torta.

In una società dove il commercio di ogni cosa, dalla Nutella all'acqua minerale, è sottoposta - almeno a parole - a ferrei regolamenti, non esiste disciplina di alcun genere per le armi.

Ora per la prima volta a New York una conferenza generale dell'Onu tenterà, in una sessione che durerà fino al 27 luglio di trovare un accordo in merito a questa materia esplosiva di nome e di fatto negoziando un trattato sul commercio di armi nel mondo.

Sono milioni i civili morti, feriti e mutilati a causa di guerre combattute con armi comprate e vendute per una potenza di fuoco prodotta pari a 12 miliardi di pallottole.
Ma i contendenti, guarda caso, già affilano le armi proprio in nome dell' "umanità".

La Gran Bretagna, per esempio, intende insistere con gli Stati Uniti perché accettino una clausola che vieti la vendita ai Paesi che minacciano il rispetto dei diritti umani, ma Washington vorrebbe che i singoli Stati si limitassero a "prendere in considerazione" questo aspetto prima di autorizzare una vendita. Le Ong (organizzazioni non governative) vorrebbero inserire un limite sulle munizioni, senza il quale ogni regolamentazione sarebbe inefficace, ma sempre gli Usa ritengono che ciò sia troppo difficile.

E poi, si dice, quella delle armi è una delle principali voci di bilancio e di occupazione tanto che l'Unione Europea riconosce ufficialmente l'industria degli armamenti come fattore di lavoro e di crescita economica.

Tra l'altro il valore delle esportazioni mondiali ha continuato a crescere nonostante la crisi e, a causa della globalizzazione, il flusso di armamenti che viene trasferito nelle varie parti del mondo oggi è difficilmente controllabile.

Si apre quindi il problema della tracciabilità per evitare che carichi di armi, formalmente legali, finiscano per deviare verso utilizzatori finali non autorizzati. Le guerre sporche in giro per il mondo ci dicono che è evidentemente così e quale sviluppo sostenibile è possibile tra guerre tribali e civili che rendono instabile la vita di milioni di persone?

Per Oxfam, grande network internazionale di organizzazioni di Paesi diversi per ottenere un maggior impatto nella lotta globale contro la povertà e l'ingiustizia, i leader politici hanno la storica opportunità di far vincere i diritti umani e le ragioni umanitarie sugli interessi di parte e sul profitto.

I negoziatori delle Nazioni Unite possono operare un cambiamento radicale o fallire ancora, sancendo la supremazia di una lobby che inghiotte le risorse che basterebbero davvero a cambiare la faccia del mondo, altro che occupazione e sviluppo economico sostenibile.

E pensare che davanti alla ferita causata da un falconetto (un arma d'artiglieria leggera) che portò a morte il giovane e rispettato condottiero rinascimentale Giovanni dalle Bande Nere (1498 -1526) protagonista de Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi, i cavalieri inorriditi pensarono che nessuno, da quel momento in poi, avrebbe osato combattere con armi da fuoco che colpivano tanto mortalmente a distanza. Sparì la cavalleria invece e la corsa al mestiere di uccidere continua ancora e sempre più veloce.

Nella foto: Macchina da guerra (il "carro armato"), Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, Biblioteca Ambrosiana di Milano

www.oxfamitalia.org
Beatrice Riganti
Venerdì, 06 Luglio 2012

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